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Nel paesaggio urbano dellarea mediterranea cè una particolare tipologia abitativa nata quando le comunità contadine erano lunica forma di aggregazione sociale. Le case a corte, definite figlie di unarchitettura minore, hanno rappresentato per secoli la formula che consentiva alle famiglie di vivere insieme agli altri, quando ancora i centri abitati non si distinguevano dalle periferie. La presenza di un clima mite, che consentiva di svolgere allaperto parte dei lavori domestici, ha favorito una notevole diffusione delle case a corte, tanto da farle diventare un vero e proprio fenomeno sociale.
In particolare, la casa a corte del Salento, nella sua forma più arcaica, era caratterizzata da un portale dingresso ad arco che la collegava alla strada e da un cortile interno di forma rettangolare su cui si affacciavano una serie di vani abitativi di circa 25 metri quadrati. Erano dimore in cui, spesso, le funzioni di stanza da pranzo e da letto coesistevano, così come il magazzino, le vettovaglie e diversi strumenti di lavoro come il telaio.
Queste abitazioni, mai direttamente aperte sulla strada, favorivano la condivisione delle attività e delle consuetudini che scandivano le giornate delle famiglie di un tempo. Il cortile, nucleo costitutivo ed elementare della casa, era concepito come spazio polifunzionale: luogo di lavoro, di deposito, di ricovero per gli animali, con servizi in comune come il bagno, la cisterna o il pozzo, le pile per lavare, ma anche spazio di socializzazione in cui i padri, i figli e i nipoti si tramandavano le conoscenze della cultura popolare. In genere, un giardino retrostante (ortale) veniva utilizzato per coltivare per depositare liquami e letame usato come concime.
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